Torna alla home
Sicurezza

Piattaforme di messaggistica a confronto: qual è la più sicura?

SM

Simone Mammola | CompTIA Security+ & CCST Cybersecurity Certified

· 12 min di lettura

Immagine di copertina: Piattaforme di messaggistica a confronto: qual è la più sicura?

Tre applicazioni di messaggistica molto diffuse vengono comunemente descritte con la stessa etichetta di «app cifrate», ma adottano protocolli distinti e, soprattutto, regimi di attivazione predefinita differenti. Questo lavoro le esamina a partire dalle specifiche dei protocolli, dalla documentazione tecnica dei fornitori e dalla letteratura scientifica sottoposta a revisione, ricavandone un ordinamento esplicito rispetto alla riservatezza del contenuto trasmesso.

La differenza rilevante non dipende dalla sola scelta degli algoritmi di cifratura, ma dal punto in cui si fermano le chiavi che aprono i messaggi e dal fatto che la protezione operi senza alcun intervento dell’utente. Il corollario, meno intuitivo, è che l’adozione del medesimo protocollo non produce garanzie identiche. Il perimetro di questa prima parte è il contenuto dei messaggi; i metadati e il quadro normativo europeo saranno oggetto della seconda.

La domanda da cui partire

Chi si informa sulla sicurezza della messaggistica incontra presto un’affermazione ricorrente: Signal è più sicura di WhatsApp. Vale la pena prenderla sul serio, perché a un primo esame non torna. Le due applicazioni si basano sullo stesso protocollo di cifratura, con la stessa attivazione predefinita. Se il protocollo di base è il medesimo, la convinzione diffusa è infondata oppure poggia su qualcosa che il protocollo non descrive.

La percezione è fondata, ma la motivazione che le viene abitualmente attribuita è sbagliata: non è vero che Signal «cifri meglio». Ciò che distingue le due applicazioni non è la qualità della cifratura, ma quanto il fornitore sappia di ciò che non è cifrato e quanto tale affermazione sia verificabile dall’esterno.

  • Verificabilità: Signal pubblica con licenza libera il codice dei client e delle componenti server, mentre il client di WhatsApp è proprietario.
  • Quantità di dati conservati: nei casi pubblicati da Signal, le risposte alle richieste dell’autorità giudiziaria si limitano alla data di creazione dell’account e a quella dell’ultima connessione.
  • Perimetro: Signal protegge per impostazione predefinita conversazioni individuali e di gruppo; WhatsApp presenta un’eccezione documentata dal fornitore stesso.

Che il client di WhatsApp sia proprietario non significa che il protocollo vi sia implementato male: significa che l’affermazione è meno verificabile dall’esterno e va in larga parte accettata sulla fiducia. La differenza sui dati conservati riguarda i metadati, non il contenuto dei messaggi, che in entrambi i casi resta inaccessibile al fornitore.

I criteri del confronto

Nel modello client-server il messaggio viaggia cifrato dal telefono al server e dal server al destinatario, ma sul server può essere riportato in chiaro, perché il fornitore possiede le chiavi per farlo. Se l’infrastruttura viene violata, se un dipendente abusa dei propri accessi o se un’autorità ne fa richiesta, il contenuto è raggiungibile.

Nel modello end-to-end le chiavi restano invece sui telefoni e non vengono consegnate ad altri. Il server si limita a smistare pacchetti che non sa leggere: può registrare che una conversazione è avvenuta e quando, non che cosa contenga. La differenza non dipende quindi dalla forza astratta dell’algoritmo, ma dall’architettura del servizio e da chi possiede le chiavi.

Una protezione opzionale, subordinata a un’attivazione manuale conversazione per conversazione, tutela solo chi sa di doverla cercare. Ai fini pratici conta la protezione di cui gode chi non modifica alcuna impostazione.

Le tre proprietà da verificare

  • Forward secrecy: chi si impossessa oggi delle chiavi custodite nel telefono non deve poter leggere i messaggi scambiati ieri.
  • Sicurezza post-compromissione: quando l’attaccante perde l’accesso al dispositivo, la conversazione deve tornare sicura da sola al successivo scambio di nuovo materiale crittografico.
  • Deniability: la conversazione non deve diventare una prova crittografica, opponibile a un terzo, del contenuto o del fatto stesso che sia avvenuta.

Signal: il protocollo

Signal impiega il protocollo omonimo, di cui pubblica integralmente le specifiche. Due persone devono poter concordare una chiave segreta comune anche quando una delle due ha il telefono spento: il mittente combina informazioni pubbliche depositate in anticipo sul server per calcolare la chiave senza che il destinatario debba essere connesso.

Da quella chiave iniziale entra in funzione il Double Ratchet, che genera una chiave nuova per ogni singolo messaggio e distrugge la precedente. L’effetto pratico è che una chiave sottratta apre un solo messaggio, non l’intera conversazione, e la protezione si ripristina da sé al primo scambio successivo.

Il ratchet post-quantistico

I calcolatori quantistici, quando saranno disponibili su scala sufficiente, potranno rompere parte della crittografia che oggi protegge lo scambio delle chiavi. Il pericolo non è soltanto futuro: un avversario può registrare oggi il traffico cifrato e conservarlo in attesa di poterlo aprire domani.

Il 2 ottobre 2025 Signal ha aggiunto un terzo cricchetto, proteggendo l’intero scambio. I segreti prodotti dalla protezione tradizionale e da quella resistente ai quanti vengono combinati per derivare la chiave di ciascun messaggio: un avversario dovrebbe violarle entrambe. L’insieme è noto come Triple Ratchet. Per chi usa l’applicazione non cambia nulla: nessun pulsante, nessuna impostazione, nessun avviso.

La cifratura end-to-end è attiva per impostazione predefinita sulle conversazioni individuali e di gruppo e non è disattivabile. All’utente che non modifica alcuna impostazione Signal offre quindi la stessa protezione che offre all’utente esperto: è la ragione principale per cui occupa la prima posizione.

WhatsApp: stesso protocollo, perimetro diverso

WhatsApp utilizza il Signal Protocol come base della propria cifratura end-to-end e la attiva per impostazione predefinita su tutte le conversazioni personali, individuali e di gruppo. La documentazione tecnica del fornitore, versione 9 del 25 febbraio 2026, indica esplicitamente che non esiste un comando per disattivarla. Sul piano del protocollo di base, la distanza da Signal è minima.

L’adozione del medesimo protocollo non produce tuttavia garanzie identiche. Le conversazioni con organizzazioni che scelgono Meta per gestire il proprio endpoint Business API non sono considerate end-to-end encrypted, perché i messaggi non vengono recapitati direttamente a un endpoint controllato dall’organizzazione.

Lo stato di cifratura di una conversazione commerciale può dunque dipendere non da una scelta dell’utente, ma dalla configurazione adottata dall’interlocutore. L’interfaccia lo segnala, ma la differenza non è percepibile dal solo aspetto della schermata. Anche le copie di backup seguono un percorso distinto dal canale di messaggistica e vanno valutate separatamente.

Telegram: cloud chat e chat segrete

Telegram adotta MTProto 2.0, protocollo progettato internamente. Nelle cloud chat, cioè le conversazioni predefinite, i messaggi sono cifrati fra dispositivo e server ma risiedono sui server del fornitore in forma per esso decifrabile. Questa architettura offre sincronizzazione su tutti i dispositivi, cronologia lato server e ripristino immediato: è un compromesso dichiarato fra disponibilità e riservatezza.

La cifratura end-to-end su Telegram esiste, ma è confinata alle chat segrete, da attivare manualmente per ciascuna conversazione. In quella modalità la chiave è concordata direttamente fra i dispositivi e il contenuto è protetto con AES a 256 bit in una costruzione propria di MTProto.

  • Le chat segrete non sono disponibili per i gruppi.
  • Sono legate al singolo dispositivo e non si sincronizzano.
  • La verifica grafica della chiave è facoltativa; senza confronto non si esclude con certezza un intermediario.
  • Le cloud chat, attive senza intervento dell’utente, restano accessibili all’infrastruttura del fornitore.

La critica ricorrente a MTProto riguarda il metodo prima del merito: costruire un protocollo proprio, invece di adottarne uno consolidato, riduce il numero di esperti che nel tempo lo mettono alla prova. MTProto 2.0 è stato comunque esaminato dalla ricerca accademica indipendente; alcuni studi hanno individuato criticità e proposto modifiche che gli sviluppatori hanno dichiarato di aver recepito.

Il confronto

  • Signal — Signal Protocol con accordo di chiave post-quantistico e Triple Ratchet; cifratura end-to-end sempre attiva nelle conversazioni individuali e di gruppo.
  • WhatsApp — Signal Protocol; cifratura end-to-end predefinita nelle conversazioni personali, con l’eccezione degli endpoint business gestiti dal fornitore.
  • Telegram — MTProto 2.0; cloud chat predefinite cifrate fra client e server, cifratura end-to-end soltanto nelle chat segrete, non disponibili per i gruppi.

Signal occupa la prima posizione perché unisce la cifratura end-to-end predefinita sulle conversazioni individuali e di gruppo alla versione più aggiornata del protocollo. WhatsApp segue a distanza ridotta: usa lo stesso protocollo con la stessa attivazione predefinita, ma il perimetro presenta l’eccezione delle utenze business. Telegram si colloca terza su questo specifico criterio, non perché il protocollo sia debole, ma perché nella configurazione predefinita il fornitore rientra nel perimetro di fiducia.

L’ordinamento riguarda la riservatezza rispetto al fornitore e a chi ne comprometta l’infrastruttura, non l’usabilità, la resistenza alla censura o la disponibilità del servizio. La distanza fra la prima e la seconda posizione è molto minore di quella fra la seconda e la terza: per molti utenti la scelta fra Signal e WhatsApp incide meno dell’abitudine a usare le chat predefinite di Telegram credendole cifrate end-to-end.

Conclusioni

Il confronto si decide su due assi: dove si fermano le chiavi di decifratura e se la protezione operi senza che l’utente intervenga. Signal e WhatsApp condividono questa impostazione, mentre Telegram colloca la cifratura end-to-end in una modalità opzionale che non copre i gruppi.

Per l’utente ne derivano due indicazioni pratiche: adottare un’applicazione che applica la cifratura end-to-end per impostazione predefinita e verificare il codice di sicurezza con gli interlocutori con cui si scambiano informazioni sensibili, così da escludere un intermediario non rilevato.

Resta il limite dell’intero confronto: la cifratura end-to-end protegge il contenuto, ma di per sé non nasconde i metadati della comunicazione — chi comunica con chi, quando e con quale frequenza. Quali dati restino visibili dipende dal servizio e dalla sua architettura; metadati e quadro normativo europeo saranno oggetto della seconda parte.

Note tecniche

  • Tutte e tre le applicazioni cifrano il contenuto con AES e chiavi a 256 bit, ma all’interno di costruzioni diverse. Il confronto è quindi condotto sull’architettura, non sull’algoritmo simmetrico.
  • L’accordo iniziale X3DH è stato affiancato nell’uso corrente dalla variante post-quantistica PQXDH.
  • Il terzo cricchetto SPQR è costruito su ML-KEM, algoritmo standardizzato dal NIST, e distribuisce su più messaggi il materiale crittografico più voluminoso.
  • Nelle chat segrete Telegram, il confronto della rappresentazione della chiave — preferibilmente fuori banda — permette di escludere un attacco man-in-the-middle.

Riferimenti

  • M. Marlinspike, T. Perrin, The X3DH Key Agreement Protocol, 2016 — signal.org/docs/specifications/x3dh/
  • E. Kret, R. Schmidt, The PQXDH Key Agreement Protocol, 2023 — signal.org/docs/specifications/pqxdh/
  • T. Perrin, M. Marlinspike, The Double Ratchet Algorithm, revisione 2025 — signal.org/docs/specifications/doubleratchet/
  • Signal, Signal Protocol and Post-Quantum Ratchets, 2 ottobre 2025 — signal.org/blog/spqr/
  • Y. Dodis et al., Triple Ratchet: A Bandwidth Efficient Hybrid-Secure Signal Protocol, EUROCRYPT 2025.
  • Telegram, MTProto Mobile Protocol e End-to-End Encryption, Secret Chats — core.telegram.org/mtproto
  • M. Albrecht et al., Four Attacks and a Proof for Telegram, IEEE Symposium on Security and Privacy, 2022.
  • M. Miculan, N. Vitacolonna, Automated verification of Telegram’s MTProto 2.0 in the symbolic model, Computers & Security, 2023.
  • WhatsApp, WhatsApp Encryption Overview: Technical White Paper, versione 9, 25 febbraio 2026.
  • N. Unger et al., SoK: Secure Messaging, IEEE Symposium on Security and Privacy, 2015.
  • K. Cohn-Gordon et al., A Formal Security Analysis of the Signal Messaging Protocol, Journal of Cryptology, 2020.
  • ENISA, Encrypted Traffic Analysis.
  • Signal Messenger, repository pubblici dei client e delle componenti server — github.com/signalapp
  • Signal, Government Requests — signal.org/bigbrother

Avvertenza

Questa è un’analisi tecnica indipendente a scopo di studio e divulgazione. Non è affiliata, sponsorizzata né approvata da Signal Messenger LLC, WhatsApp LLC, Meta Platforms, Inc. o Telegram Messenger Inc. Marchi e nomi commerciali appartengono ai rispettivi titolari e sono richiamati a soli fini descrittivi.

Versioni dei protocolli e date sono verificate alla data di redazione e possono cambiare senza preavviso. L’ordinamento è circoscritto alla riservatezza del contenuto rispetto al fornitore e non costituisce una valutazione complessiva delle applicazioni, consulenza legale o valutazione di conformità.

Condividi

Commenti (0)

Il tuo commento viene pubblicato subito, sotto il tuo nome.

    Continua a leggere

    Immagine di copertina: Premi "chiudi", ma la chiamata non si chiude: il caso Signal
    Sicurezza Mobile

    Premi "chiudi", ma la chiamata non si chiude: il caso Signal

    Una vulnerabilità in RingRTC, la libreria delle chiamate di Signal, poteva tenere aperti microfono e forse telecamera dopo il "chiudi". La crittografia non è stata violata: ecco cosa è successo e cosa fare.

    Simone Mammola | CompTIA Security+ & CCST Cybersecurity Certified · 23 ottobre 2026 · 6 min di lettura

    Immagine di copertina: DNS: la rubrica di Internet che puoi rendere più sicura
    Sicurezza

    DNS: la rubrica di Internet che puoi rendere più sicura

    Prima di aprire qualsiasi sito, il tuo dispositivo fa una domanda a un server DNS. Quasi nessuno sa a quale. Come scegliere un resolver che aggiunga un livello di protezione contro phishing e malware.

    Simone Mammola | CompTIA Security+ & CCST Cybersecurity Certified · 6 ottobre 2026 · 5 min di lettura